Impariamo a pregare, non a pogare. La sua fede ci ha salvato.
Impariamo a pregare, non a pogare. La sua fede ci ha salvato.

Impariamo a pregare, non a pogare. La sua fede ci ha salvato.

pregare pogareIn quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Mc 10, 45-52

A me ‘sto fatto che nel vangelo quando qualcuno prega lo rimproverano non mi va giù. Voglio dire, è ovvio che poi Gesù deve rimproverare voi. Che sta facendo ‘sto poverello? Sta solo cercando di parlare con Gesù, anzi lo sta proprio pregando, lo sta implorando. E a me da ragazzino hanno insegnato che così si prega: che ci si rivolge al Padre con parole semplici, che lo si chiama e gli si chiede quello che si desidera, che si parla con lui, proprio come si fa con un padre di quelli concreti che rientrano a casa dal lavoro la sera.

“Papà, mi porti al cinema?”

“Papà, mi compri lo zaino nuovo?”

“Papà, posso andare a giocare a casa di Paolo?”

“Papà, mi hanno sospeso.”

“Papà, mi piace Francesca.”

“Papà, ho fatto una st..upidaggine grossa.”

Ecco, così. E quell’uomo aveva un problema reale e concreto e aveva davanti un Gesù concreto e poteva dirgli queste cose qui. Perché mai avrebbe dovuto tacere?

Poi, sempre ‘sta folla, ‘sta folla indefinita. È come l’opinione pubblica: tutti ne parlano ma nessuno sa chi è e soprattutto cosa fa realmente lá. La folla. Una folla che tra l’altro non si distrae mai, eh. Manco per un secondo. Sempre tutti a guardare quello che fanno gli altri.

In realtà se ci rifletto un attimo mi viene in mente che la settimana scorsa  pure c’era gente molto attenta ai fatti degli altri (ai fatti dei discepoli che erano andati a parlare con Gesù) però c’è una differenza, forse domenica scorsa era peggio: eh sì perché domenica scorsa i prontiapuntareildito erano gli appartenenti alla stessa comunità, gli amici potremmo dire. Oggi invece è la solita indefinita folla. Non so cosa è peggio, in verità. Così, di getto, mi verrebbe di dire che sono peggio gli amici perché ti senti tradito, però se ci penso almeno gli amici hanno qualcosa di concreto da “giudicare”: mi conoscono, sanno anche come sono fatto nel profondo, i miei difetti… Forse in un certo qual modo sono legittimati (no, ok, nessuno è mai legittimato al giudizio…) ma questa folla… Quando mai abbiamo mangiato insieme io e la folla?!

Mai. Eppure io sono continuamente folla. Smetto di essere me e divento folla, cavolo. Divento folla tutte le volte che non mi soffermo a pensa e parlo. Divento folla quando non mi accorgo dei problemi di chi mi sta accanto. Divento folla quando voglio dettare le regole, quando dico che la chiesa non può accettare certi comportamenti, quando credo di poter parlare solo perché la domenica vado in chiesa. E do prova del mio essere folla e cioè uno tra tanti che si muove per spinta. Un po’ come hai concerti, quando si poga. Sì, la folla non sceglie dove andare, non sa cosa sta dicendo e perché ma si sposta a seconda di dove si poga.

Mentre penso ‘sta cosa, rileggo e vedo che la folla ti seguiva. E allora il mio pensiero si rafforza: ti seguiva come si segue un cantante, perché eri uno popolare. Ora, ecco, tutto si può dire di te in questo periodo tranne che tu sia popolare, eh Gesù. Certo, sei sulla bocca di tutti, certo si fa un gran parlare di te per quanto riguarda la tua posizione nelle scuole e nei luoghi pubblici…però popolare è Marco Mengoni…

Ma allora eri popolare e sulla tua strada di tutti i giorni, sul tuo cammino incontri uno, uno che ti ferma, ti chiama, ti prega, e tu gli dici “La tua fede ti ha salvato.” A lui, non alla folla. A uno solo. Di tutti quelli, solo uno era lá per fede.

Chissà se io mi sarei fermato, se mi avessero chiamato mentre andavo a lavorare (visto che tu andavi a predicare). Chissà se non avessi detto “non ho tempo, mi spiace sono in ritardo.” Chissà se mi sarei soffermato a parlare con quel ragazzo che mi chiedeva da mesi di scambiare due parole ma io ero troppo impegnato.

E se fossi stato il cieco, chissà se ti avrei chiamato. Chissà se sarei stato in grado di farti una richiesta così specifica e precisa. Chissà se mi sarei affidato o commiserato.

So solo quello che avrei fatto se fossi stato folla, perché pogare è facile, non costa fatica, non costa pensiero.

Gesù, io lo so che tu puoi salvarmi ma so anche che ci vuole del mio, che tu mi chiedi del mio, chiedi la mia fede, chiedi di sentire la mia voce mentre cammini, nel tuo andare quotidiano. Perché se la senti tu, la sente pure qualcun altro. E se la sente, magari quella voce, quella fede, salva anche lui.

Non so la fede di quell’uomo quel giorno ha salvato qualcun altro, oltre se stesso, tirandolo fuori dalla limbica folla ma mi piace pensare che qualcuno, vedendolo, abbia preso il buon esempio. Quello che so è che la sua fede, oggi, forse un po’ salva anche me facendomi riflettere e facendomi uscire un secondo dalla folla e insegnandomi a pregare, non a pogare. In fondo, Gesù, sul mio cammino ce ne sono tante di persone che mi hanno salvato quando stavo deragliando.

E anche oggi, in questa buia e stanca notte di un venerdì d’albergo in una durissima settimana di lavoro, la fede di quell’uomo un po’ ha salvato anche me.