Rosario Salesiano?
Rosario Salesiano?

Rosario Salesiano?


 

Il marchese D’Azeglio, dopo aver visitato l’oratorio a Valdocco suggerì all’amico Don Bosco di «tralasciare di far recitare quell’anticaglia di 50 Ave Maria infilzate una dopo l’altra»: gli pareva una perdita di tempo. Ecco la risposta del Santo: «Io ci tengo molto a tale pratica; e su questa potrei dire che è fondata la mia istituzione. Sarei disposto a lasciare tante altre cose, ma non questa. Signor marchese, se fosse necessario, sarei disposto a rinunziare anche alla sua preziosa amicizia, ma mai alla recita del Santo Rosario» (MB III, 294)


 

 

Ehi, preghi il Rosario?

Ehm.. ne ho sempre uno al collo! Non vale lo stesso? E poi che senso ha? Una ripetizione di preghiere come una filastrocca, roba da vecchiette…

Recitare il Rosario può sembrare una cosa monotona ma è un’ottimo metodo per “distendersi” in Dio, farsi avvolgere dal suo mistero. La preghiera mariana ama la ripetizione che è “affettiva”. Quante volte il bambino chiama la mamma durante il giorno? Ben più di 50 volte!

Ma come pregarlo?

  • inizia anzitutto con il Segno della Croce.
  • Puoi ricordare a questo punto “per chi” o “per quale intenzione” vuoi pregare questo rosario
  • Prega quindi una corona di cinque decine, facendole precedere dalla meditazione del mistero a cui ciascuna è legata. Ogni decina è composta da: un Padre nostro, dieci Ave Maria, un Gloria al Padre*.
  • Dopo le cinque decine si recita (o si canta) il Salve Regina.

*di solito, dopo il Gloria, si prega anche la Preghiera di Fatima: «Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia» oppure, L’eterno riposo, o un’altra preghiera a tuo piacimento.

 

Nella forma tradizionale, si recita ogni giorno una corona meditandone i misteri, in giro sul web puoi trovare la lista divisa per giorni. Siccome si possono contemplare anche altri misteri oltre a quelli tradizionali noi ti proponiamo un “Rosario Salesiano” con cinque misteri della vita di Gesù e i relativi collegamenti alla vita o alla spiritualità di Don Bosco, interessante vero?

 


 1° Mistero – L’Amore di un padre

Giovanni 11-15 Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. 12 Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; 13 egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.

«Quando si sparse la notizia che il malore cominciava a serpeggiare in città, Don Bosco si mostrò per i figli suoi quale padre amoroso, quale buon pastore. Egli, per non tentare il Signore, usò tutti i mezzi di precauzione possibili, suggerito dall’esperienza e dall’arte (…). Ma Don Bosco non soddisfatto dei provvedimenti terreni, s’appigliò di gran cuore a provvedimenti di gran lunga più efficaci, ai provvedimenti celesti. Da persona degna di fede abbiamo saputo che fin dai primi giorni del pericolo, Don Bosco prostrato dinanzi all’altare fece questa preghiera al Signore: Mio Dio percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge. Successivamente, rivolgendosi alla Beatissima Vergine disse: Maria, voi siete madre amorosa e potente; deh!, preservatemi questi amati figli, e qualora il Signore volesse una vittima tra noi, eccomi pronto a morire quando e come a Lui piace. Era il buon pastore, che offriva la vita pe’ suoi agnelletti» (MB, V, 80-82).

Un padre darebbe la sua vita per i suoi figli. Così fa Gesù, così fa don Bosco. Ecco perché i ragazzi di don Bosco l’hanno ammirato, seguito e amato: perché si sono sentiti amati. In questa decina preghiamo perché il Signore ci dia la forza di essere buon pastore, di donare e amare senza riserve.

 

 

2° Mistero – L’Amore preventivo

Marco 10, 17-21 Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. Tu sai i comandamenti: “Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare nessuno; onora tuo padre e tua madre”». Ed egli rispose: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù». Gesù, guardatolo, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca! Va’, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».

«Vedere turbe di giovanetti, sull’età dai 12 ai 18 anni; tutti sani, robusti, d’ingegno svegliato; ma vederli là inoperosi, rosicchiati dagli insetti, stentar di pane spirituale e temporale, fu cosa che mi fece inorridire … Chi sa – diceva tra me – se questi giovanetti avessero fuori un amico, che si prendesse cura di loro, li assistesse e li istruisse nella religione nei giorni festivi, chi sa che non possano tenersi lontani dalla rovina o al meno diminuire il numero di coloro che ritornano in carcere? Comunicai questo pensiero a don Cafasso, e col suo consiglio e co’ suoi lumi mi sono messo a studiar modo di effettuarlo»

L’amore è tanto più bello quando è gratuito, quando arriva per primo. Gesù non aspetta di ricevere amore, ama. Lo stesso fa don Bosco: ama per primo. E noi? Preghiamo perché il Signore tagli dal nostro cuore tutte le corde che ci impediscono di amare per primi, come il risentimento, l’orgoglio, la paura…

 

 

3° Mistero – L’Amore umile

Giovanni 13, 1-5 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto

«Don Bosco in questi primi anni, facendo vita comune coi giovani, siccome non si muoveva di casa era pronto ad ogni servizio. Al mattino insisteva perché i giovani si lavassero le mani e la faccia; ed egli a pettinare i più piccoli, a tagliare loro i capelli, a pulirne i vestiti, assettarne i letti scomposti, spazzare le stanze e la chiesuola. Sua madre accendeva il fuoco ed egli andava ad attingere l’acqua. Talora sgranava i fagiuoli e sbucciava patate. Preparava spesso la cena per i suoi ragazzi e sistemava le stoviglie ed anche le pentole di rame che in certi giorni si faceva prestare da qualche benevolo vicino. Secondo il bisogno fabbricava o rimetteva a posto qualche panca perché i giovani potessero sedersi e spaccava legna. Per risparmiare spese di sartoria tagliava e cuciva i calzoni, le mutande, i giubbetti e coll’aiuto della madre in due ore un vestito era fatto».

Gesù si fa servo perché è proprio nel servizio che trova compimento l’amore. Anche don Bosco si è fatto servo e ha chiesto a noi di fare lo stesso. Ce lo ha chiesto nella lettera da Roma, ce lo ho chiesto nel sistema preventivo e ce lo chiede tutti i giorni. Si unisce a Gesù e ci chiede di farci servi tra gli ultimi. Preghiamo questa decina chiedendo al signore la forza e l’umiltà di inginocchiarci ai piedi dei ragazzi.

 

 

4° Mistero – L’Amore che chiama

Matteo 4, 18-22 Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Miei cari giovani, carissimi amici, tante volte vi ho detto come sia bello donare tutta la vita a Dio e sapete quanto io ci tenga che voi raggiungiate la pienezza della gioia. Ebbene, è ormai tempo di dare forma a quella Congregazione che da tanto tempo sto meditando di costituire (…) Già alcuni tra voi condividono con me da tempo lo stesso stile di vita, la stessa passione per i giovani, soprattutto i più poveri, la stessa fiducia in Dio Padre….Sappiate che vi saranno iscritti soltanto coloro che, dopo averci riflettuto seriamente, vorranno fare a suo tempo i voti di povertà, castità e obbedienza. Vi lascio una settimana di tempo per pensarci sopra e trattare “questo affare importante” con Dio!  Appena don Bosco ebbe finito, si recitò la preghiera e poi l’assemblea si sciolse in profondo silenzio. Anche il giovane chierico Giovanni Cagliero aveva ascoltato le parole di don Bosco ed ora era fortemente indeciso. Passeggiò per una lunga ora sotto i portici del cortile, agitato da vari pensieri. finché un amico gli andò vicino. Fu allora che egli esclamò: Frate o non frate, intanto è lo stesso. Son deciso, come sempre: io don Bosco non lo lascio! Io sto con lui! La settimana successiva era il 18 dicembre 1859, ore 9.00 della sera, solo due non si presentarono, noi tutti eravamo là, da don Bosco. (cf MB IV 333-335)

Gesù chiama i suoi perché questa Chiesa non può guidarla da solo, perché ha bisogno di amici. Anche don Bosco chiama i suoi e li chiama con lo stesso amore con il quale ha conquistato i ragazzi in strada, convincendoli ad andare dietro di lui. Come Gesù, anche don Bosco ha bisogno di amici accanto a sé e li prende lì dove essi sono e così come sono. In questa decina preghiamo perché il Signore ci dia il coraggio di andare a cercare i giovani dove sono, di chiamarli e di invitarli a fare grande la propria vita.

 

 

5° Mistero – L’Amore abbondante

Giovanni 6,9-11 «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.

“Racconta Don Bosco: “Era il primo lunedì d’ottobre (2 ottobre 1854) di buon mattino, allorché vedo un fanciullo accompagnato da suo padre che si avvicina. L’aria ridente, ma rispettosa, trasse verso di lui i miei sguardi. – Chi sei – gli dissi – donde vieni? – Io sono Savio Domenico, di cui le ha parlato Don Cugliero mio maestro, e veniamo da Mondonio.
Allora lo chiamai in disparte … conobbi in quel giovane di 12 anni un animo tutto del Signore e rimasi un poco stupito. Prima che chiamassi il padre mi disse:

– Mi condurrà a Torino per studiare?
– Eh! Mi pare che ci sia buona stoffa.
– A che può servire questa stoffa?
– A fare un bell’abito da regalare al Signore.
– Dunque io sono la stoffa: lei ne sia il sarto; dunque mi prenda con sé e farà un  bell’abito per il Signore”.”

Se mettiamo tutto nelle mani del Signore, lui saprà come rendere grande questo tutto. Un tutto che a noi sembra niente. Anche Domenico Savio ha messo tutto nelle mani di qualcuno del quale si fidava tanto, chiedendogli apertamente di trasformarlo in una cosa grande. In questa decina vogliamo pregare per tutti i ragazzi che ci vengono affidati, che si fidano di noi e per noi, affinché il Signore ci accompagni e ci aiuti a non deludere la loro fiducia.